CLOWN DOTTORE, PER IL SORRISO DI UN BAMBINO  

Più o meno casualmente, mi sono interessato alle attività di molti volontari, negli ospedali, per regalare sorrisi e gioia ai piccoli degenti, vestendo i panni del clown. Si fanno chiamare in vario modo: <<clown clown>>,<<ambasciatori del sorriso>>, ma la loro missione rimane la stessa, donare un sorriso a chi ne ha più bisogno, per lenire una sofferenza anche fisica, per restituire autostima e speranza, per allontanare gli spettri della paura e dell'emarginazione, per favorire l'ottimismo. Ho deciso di provare e coinvolgermi.

Da tempo ormai, mi reco ogni mercoledì pomeriggio, per circa un'oretta, presso il reparto di pediatria, indossando un camice colorato, proponendo gags e giochi di magia comica. Ho rinunciato alla competizione, alle lusinghe di un effimero benessere, alla rincorsa di quel modello di successo che sempre più spesso ci viene proposto, a scalare i giardini del vano prestigioso sociale. Ci ho rinunciato per fare il clown.

Dedico questa mia scelta a mia moglie ed ai miei figli, le grandi gioie della mia vita, a mia madre e mio padre che mi hanno fatto dono di quel meraviglioso regalo che è l'avventura della vita, alla luce che mi illumina quando incrocio lo sguardo di un bimbo; alla disperazione sperimentata nel momento dello smarrimento, che mi sta aiutando a riscoprire un nuovo e più forte me stesso; al clown, creatura di Dio, capace di regalare un sorriso, di commuoversi, di ritrovare dietro un naso rosso l'antico senso dell'amicizia e della solidarietà, di camminare per le vie del mondo dando la mano a chi ha un passo diverso.

Nel mondo di oggi tutto sembra svolgersi sotto la parola d'ordine << bisogna essere competitivi!>>. Bisogna competere per essere i migliori, a tutti i costi. Bisogna correre a ritmi sempre più frenetici, chi si ferma è perduto. Bisogna competere per eccellere se si vuole fare carriera, all'insegna di una continua ricerca dell'efficienza e dell'efficacia, paradigmi all'altare dei quali bisogna sacrificare il proprio tempo.

Anche per tutto questo, ho conosciuto lo smarrimento e l'angoscia di un esaurimento dal quale ancora non esco. Ho vissuto attacchi di panico che soltanto il rifugiarmi tra le braccia dei miei cari, moglie e figli, poteva lenire e risolvere. Ho sperimentato pensieri cupi, l'angoscia del dover morire. Ho sentito diventare molle il terreno su cui poggiavo i piedi, ma non per questo ho abbandonato la ricerca di un nuovo me stesso in rapporto al mondo e all'umanità.

Più o meno casualmente, mi sono avvicinato al mondo del volontariato, per fare qualcosa per gli altri ma anche e forse soprattutto per me stesso, per allontanare le mie paure, per ritrovare autostima e speranza, per riscoprire una visione ottimistica di quel meraviglioso dono che ci viene dato: la vita.

Ho deciso di provare ad essere vicino ai più deboli, ai più indifesi, indossando un camice variopinto, educandomi all'ascolto profondo, scegliendo come compagna una valigia piena di giochi, scherzi e magie. Questa è diventata la mia medicina, che ha sostituito gli anti-depressivi. Aiutare qualcuno mi restituisce una fede ed un'energia che avevo dimenticato.

Ed è allora che ho deciso di tornare ad essere padrone del mio tempo, di riappropriarmi dell'unica vera ricchezza: ogni istante che la vita ci concede. Un naso rosso mi aiuta a donare un sorriso, a ridere di me stesso, a mettermi in discussione e a stupirmi di quanto mi accade attraverso gli occhi incantati e curiosi di un fanciullo. A non dimenticarmi delle persone che mi amano e che si aspettano di essere amate, che c'è un tempo per il lavoro, ma anche un tempo per realizzare altri sogni, per guardare un tramonto, per respirare una boccata d'aria fresca, per ascoltare musica, per amare la propria compagna, per giocare con i propri figli, per pregare.

di Mario Vitale, << Clown dottore >> del reparto di pediatria dell'ospedale di Avezzano

(Il centro 24/07/2006)